Comune di Guamaggiore

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Evento
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Giorno
01/12/2014
Descrizione
Lavori di Restauro
Chiesa
Chiesa Parrocchiale "San Sebastiano Martire"
Note
Recentemente si sono conclusi i lavori di restauro del CORO LIGNEO DELLA CHIESA DI SAN SEBASTIANO MARTIRE, di cui si riportano i dati.
 
Dimensioni dell'opera lignea:
Lato sinistro: sette stalli: cm 494 x 60 x 220
Frontale : otto stalli + trono: cm 596 x 70 x 220
Laterale : 2 stalli cm 176 x 70 x 220
Descrizione:
Il manufatto, realizzato quasi totalmente in essenza di castagno e limitate porzioni in abete,
è composto sulle fasce verticali di pannellature dalle larghezze non costanti, sostenuti sul retro da montanti, anch’essi in castagno.
Questi, incastrati con tenoni, agli assi trasversali e orizzontali di sostegno della pedana, ne stabiliscono ritmicamente le distanze su cui ogni stallo è posizionato, stabilizzando la struttura.
Ogni stallo, sino all’altezza dei braccioli, consta lateralmente di due pannelli intagliati frontalmente, intervallati da un rosoncino mediano. Sulla pedana, in corrispondenza delle alzate di ogni seduta, sono fissati i “basamenti” esternamente modanati, che “calzano” alla base ogni singolo pannello.
Nella parte centrale, poggianti su due battenti, si trovano le sedute realizzate in due porzioni lignee di dimensioni differenti, legate fra loro da due cerniere in ferro battuto e incastrate “a farfalla” ai legni con chiodi da fucina, ritorti dal retro.
La fascia più piccola è fissata ai battenti, per consentire l’apertura basculante della seduta, modanata frontalmente.
I pannelli di spalliera, al di sopra delle sedute, sono divisi in due riquadri, chiusi da cornici modanate.
Sui pannelli di alzata delle sedute poggiano i braccioli, di forma arrotondata leggermente aggettante, i quali si incastrano a “ farfalla” su un elemento “corrente” modanato che lega in numero diverso, i vari braccioli e quindi gli stalli.
Le parti superiori delle pannellature sono intervallate da elementi di chiusura intagliati a lesena, con capitello finale corrispondente alla prima fascia di cornice, sopra la quale si erge in maniera più aggettante la cimasa dentellata di completamento.
Il coro è stato realizzato su misura dell’ambiente su cui è collocato. Per la sua esecuzione sono state utilizzate assi di varie misure assemblate fra loro in maniera armonica e modulare. Naturalmente rimanevano spazi liberi nei punti di giunzione, i quali sono stati colmati da stecche in legno della misura via via occorrente.
Tutto il fasciame risulta lavorato, frontalmente, mediante scalpellature. Quindi, affinché risultasse una uniformità estetica apprezzabile, sull’intera opera è stata stesa una prima stuccatura stabilizzante tra il supporto ligneo e quello “pittorico”; una seconda applicazione è stata eseguita con base di gesso, (sembrerebbe “da falegname” per via della granulosità), sopra la quale risultano delle ulteriori stesure con tonalità di terra di Siena naturale e bruciata, legate a gomma lacca in modo alternato e casuale. Sul trono, invece, soprattutto sotto “ il capello” sono presenti toni cromatici rossi più intensi, che farebbe pensare all’utilizzo di una lacca.
A più riprese, su tutta l’opera, sono state ulteriormente applicate stesure successive di gomma lacca di consistente densità.
Un’ altra applicazione più scura e meno brillante, stesa soprattutto nelle fasce inferiori, incupisce in parte il tono cromatico generale dell’opera.
 
Stato di conservazione:
Il manufatto ligneo, come già detto, è realizzato su misura del presbiterio su cui è collocato, soffrendo del micro clima inadatto, creatosi all’interno dell’ambiente, che ha favorito il protrarsi degli elementi di degrado, portando alle criticità affrontate nel corso del restauro.
L’aggressione massiccia da tarli ha prodotto un generale insugherimento dell’essenza lignea, particolarmente visibile sulle fasce inferiori, con la perdita di alcune porzioni. La disidratazione ed il ritiro dei legni, ha creato una generale sconnessione con l’apertura di numerose fenditure fra gli elementi compositivi. Il contatto permanente con i detriti, che in seguito a lavori effettuati negli anni, sono stati riversati sul retro dell’opera; il contatto con la terra umida, che ricopriva l’antica pavimentazione hanno favorito l’ attività della carie bruna di cui buona parte dei montanti, dei fascioni e anche delle grandi porzioni delle pannellature erano interessate, favorendo il cedimento di buona parte della struttura che gravava sulla pedana per buona parte divorata dal degrado.
Inoltre la realizzazione del manufatto, risentiva della mancanza di accorgimenti costruttivi importanti come le dimensioni di tutte le sedute e la loro funzionalità inesistente.
L’assorbimento e la penetrazione di micro polveri, le ossidazioni della lacca, la diffusione e la stratificazione delle cere, incrementavano il degrado cromatico.
 
Intervento di Restauro:
L’opera è stata smontata per blocchi modulari, durante il quale è stato classificato ogni elemento in relazione alla sua posizione originaria ed eseguita una prima grossa spolveratura da consentire l’ individuazione delle parti.
Durante la fase di smontaggio sono state infatti rinvenute ingenti quantità di detriti accumulatisi negli anni fra i vecchi muri e la pannellatura, che pressavano il manufatto verso l’esterno producendo spinte e torsioni improprie sull’essenza lignea, che in alcune zone ha ceduto producendo fratture e decoesione degli elementi compositivi.
In seguito, in laboratorio, è stato possibile smontare ulteriormente porzioni dell’opera, soprattutto quelle a rischi di distacco.
Si è provveduto ad una più incisiva e asportazione delle polveri, imbratti, sporchi vari resistenti e materiale cementizio.
In seguito sull’essenza lignea liberata è stata eseguita una stesura a pennello di disinfestante a base di permetrina e racchiusa in camera resta stagna con vapori della stessa essenza .
Si è proceduto poi alla successiva fase di consolidamento con più stesure di Paraloid B72, disciolto in acetone puro a basse concentrazioni, sino ad una adeguata consistenza lignea.
Sul fronte del manufatto, previ alcuni saggi stratigrafici, si è proceduto alla rimozione delle sostanze sovramesse ed imbratti, mediante azione meccanica (bisturi) e/o chimica (solventi e soluzioni).
La fase ricostruttiva strutturale è stata eseguita utilizzando esclusivamente essenza di castagno.
La pedana è stata realizzata integralmente ex novo, rispettando il modulo costruttivo originale. Sono state ricostruite le traverse di sostegno della pedana con l’incastro finale a mortasa, su cui inserire i montanti di sostegno. Allo scopo di scongiurare il ripetersi dei fattori di degrado che hanno compromesso il vecchio manufatto, le traverse sono state dotate di piedini che consentissero la circolazione dell’aria sottostante. Inoltre il frontalino verticale, lungo tutta la pedana, è stato montato in modalità amovibile per eventuali manutenzioni straordinarie.
Alcuni montanti, ormai inefficienti, sono stati sostituiti interamente. Su alcuni altri è stata sostituita, integrandola, la porzione finale riguardante l’incastro. Su altri è stato integrato solamente l’incastro a tenone.
Sono stati ricostruiti tre dei quattro fascioni inferiori di sostegno ai pannelli; un inserto in una delle pannellature frontali verso il trono; alcuni “basamenti” dei montanti delle sedute; alcuni innesti su diverse sedute, compresa quella del trono, mentre una è stata ricostruita interamente perché mancante la sua originaria.
Altre ridotte integrazioni lignee sono state eseguite su varie parti dell’opera. Alcune, più limitate, sono state eseguite in stucco sul supporto, alcune in resina epossidica con aggiunta di polvere di legno.
Le lacune sulle parti pittoriche, nonché alcune delle scritte deturpanti eseguite in epoche successive, sono state colmate con gesso oro e colla animale, quindi rasate a livello.
La reintegrazione pittorica è stata eseguita con colori a vernice per restauro, cui è seguita una stesura di gomma lacca. Infine una ceratura a base di cera vergine d’api e successiva lucidatura.
Sulle nuove parti lignee sono state effettuate stesure di impregnante a tono castagno e noce scuro.

Recentemente si sono conclusi i lavori di restauro dell'organo a canne della Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano. Di seguito se ne riportano le fasi.
 
L’organo della Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano in Guamaggiore, venne costruito da Giuseppe Lazzari nel 1772, montato dietro l’altare maggiore ha subito negli anni numerosi interventi con sostanziali modifiche sia del mobile che dell’impianto fonico.
Il mobile, costruito in modo classico, è diviso in tre parti:
- il basamento, dove sono alloggiati i mantici;
- la parte superiore che contiene la tastiera, il somiere e le canne;
- il cappello, puramente ornamentale, che chiude lo strumento nelle sua parte alta, proteggendolo dalla polvere.
 
Il mobile dispone di due portelloni che chiudono tutta la parte superiore, compresa la tastiera.
Il somiere è di tipo meccanico a tiro con 45 ventilabri a guide laterali e dispone di 7 stecche, la catenacera è sospesa.
Appaiono subito evidenti alcune modifiche apportate allo strumento in anni relativamente recenti, quali:
- completamento della prima ottava, in origine scavezza, che ha determinato l’aggiunta di un nuovo somiere contenente le 24 nuove canne che è stato posizionato sulla pedana posteriore dello stesso;
- sostituzione della tastiera originale di 45 tasti, presumibilmente costruita in bosso ed ebano, con una in plexiglass di 49 tasti e modifica della catenacera;
- modifica del frontalino e dei due portelloni per permettere l’alloggiamento della nuova tastiera;
- modifica della pedaliera;
- i due mantici cuneiformi e le stanghe a bilico per il funzionamento manuale sono stati eliminati e sostituiti da un nuovo mantice a lanterna alimentato da un elettroventilatore;
- sostituzione della facciata originale con una di nuova costruzione.
 
La facciata è composta da 21 canne divise in tre campate, con sette canne nelle due laterali e cinque in quella centrale, tutte facenti parte del registro Principale 8 (F 14 - C# 34), in tutte e tre le campate le bocche discendono in maniera convergente verso il basso. Le canne interne erano nel complesso in buono stato di conservazione.
 
La registrazione è la seguente:
 
- Principale
- Ottava
- Decimaquinta
- Decimanona
- Vigesimaseconda
- Vigesimasesta
- Nazardo
 
Per un totale di 302 canne
 
Le riprese sono le seguenti:
Decimanona: A# 36 ; Vigesimaseconda: A#31- 43; Vigesimasesta: A#24 – 36
 
I registri vengono azionati tramite sette pomi metallici posti su un’unica fila alla destra dell’organista.
In origine lo strumento disponeva di un pomo posto alla sinistra dell’organista che comandava il “Tamburo”, un registro formato da due canne in legno che suonavano contemporaneamente note differenti, queste, così come il relativo pomo, sono state eliminate nei vari interventi precedenti.
 
Nel gennaio del 2011 su incarico del Comune di Guamaggiore, con la supervisione del funzionario della Soprintendenza per i B.A.P.S.A.E. di Cagliari e Oristano, dott.Giovanni Zanzu, alla presenza del responsabile del procedimento Geometra Piero Littera e del direttore dei lavori Architetto Terenzio Puddu sono iniziati i lavori di smontaggio dello strumento.
È stata misurata la pressione al mantice (45 mm colonna d’acqua) e rilevato il grado di accordatura che a 11 °C era di Hz 436.
Approfittando del funzionamento dello strumento è stata eseguita una verifica registro per registro che ha confermato la presenza di tutte le canne.
Sono stati subito smontati i due pannelli costruiti in truciolato montati ai lati dello strumento liberando l’accesso al nuovo somiere aggiunto in occasione del completamento della prima ottava, su di esso vi erano montate otto canne in legno e sedici canne in metallo, il tutto è stato smontato al fine di sgomberare la pedana posteriore dello strumento e permettere la prosecuzione dei lavori.
Sono state poi smontate le tredici canne in legno appartenenti al registro principale poste alle spalle dello strumento, queste sono state accuratamente imballate e trasportate in laboratorio.
Si è quindi provveduto allo smontaggio delle canne interne, le quali sono state censite registro per registro, accuratamente imballate e trasportate in laboratorio.
È stato smontato il crivello ed eliminati tutti catenacci che collegavano la catenacera con la tastiera e il somiere, eliminando ogni collegamento tra i singoli elementi al fine di poter procedere allo smontaggio.
Si è smontata la pedaliera e sono stati eliminati tutti i condotti d’aria in PVC montati negli interventi precedenti liberando il mantice e l’elettroventilatore da ogni collegamento, è stata inoltre smontata la catenacera di recente montaggio relativa alla pedaliera.
Tutti gli elementi sono stati poi smontati svuotando completamente la cassa dell’organo, sono stati accuratamente imballati e trasportati nel nostro laboratorio.
Avendo particolare cura di non danneggiare la struttura e la cromia originale, sono stati smontati i due portelloni, l’intera cassa è stata scomposta nei suoi tre elementi fondamentali: base, parte superiore e cappello.
Il tutto è stato imballato e trasportato in laboratorio.
 
Tutti gli elementi sono stati attentamente puliti e analizzati alla ricerca di indicazioni che permettessero di stabilire con assoluta certezza quali fossero originali e quali frutto di interventi successivi.
Oltre alle modifiche già citate, che apparivano in maniera evidente prima dello smontaggio, lo strumento, a nostro parere, ha subito precedentemente altri interventi che hanno determinato sostanziali variazioni alla struttura originale, quali:
- un pesante intervento pittorico che ha coperto la cromia originale;
- lo strumento disponeva in origine di due mantici cuneiformi che venivano azionati con delle funi poste alla destra dello stesso, queste sono state eliminate e sostituite con due stanghe a bilico poste alla sinistra della cassa;
- lo strumento quasi certamente è nato senza una pedaliera che è stata probabilmente aggiunta in tempi successivi.
 
Sul crivello, su tutti i ventilabri e sulla catenacera è ancora oggi visiblie la numerazione originale dell’autore, non è stata però rinvenuta alcuna firma.
Su tutti i ventilabri, oltre alla classica numerazione progressiva posta sul lato anteriore, è chiaramente visibile un numero “ 4 “ marcato a china dall’autore, lo stesso numero è poi visibile all’esterno del somiere, sul crivello e sulla catenacera, segno forse che l’artigiano aveva contemporaneamente in lavorazione almeno quattro strumenti.
Sul fianco destro, all’interno della cassa, è stata trovata la scritta originale “per de anande”.
Di seguito vengono descritte tutte le lavorazioni eseguite sui singoli elementi dello strumento.
 
Somiere: nel corso degli anni è stato oggetto di alcuni interventi, è stato sicuramente smontato e la chiodatura originale è stata sostituita con delle viti, tali interventi non hanno comunque modificato la sua struttura originale facendolo arrivare ai giorni nostri in buono stato di conservazione.
Le coperte superiori, le stecche, il pannello inferiore e tutti i ventilabri sono stati smontati, si sono eliminati i vari strati di pelle, livellati il piano superiore del somiere, i ventilabri e le coperte superiori, tutto il legno è stato pulito, trattato con antitarlo e riconsolidato.
È stata rinnovata l’impellatura dei ventilabri, del piano inferiore del somiere e sono stati sostituiti gli spilli.
Le molle rinvenute erano in parte frutto di interventi precedenti, ormai logore, non garantivano una perfetta tenuta, sono state pertanto sostituite con altre identiche costruite in ottone.
Il somiere è stato infine riassemblato, le coperte superiori sono state montate con viti in ottone complete di rondelle in cuoio e sottoposto a prove di tenuta.
Mobile: è stato attentamente analizzato al fine di programmare un restauro che lo riportasse alla sua struttura originaria.
Sono apparsi da subito anomali i due tagli e i relativi sportelli posti sul fianco sinistro della cassa costruiti per permettere il montaggio delle stanghe a bilico.
Essi risultavano realizzati in maniera artigianale e non in linea con la tecnica costruttiva del resto del mobile, all’interno dello sportello erano inoltre ancora visibili tracce della cromia originale.
Sul lato destro del mobile, coperti da una cornice artigianale posta successivamente, sono stati rinvenuti due fori che, a conferma della nostra ipotesi, dimostrano che in origine i mantici venivano azionati con delle funi.
In accordo con la direzione dei lavori sono state eliminate le stanghe e gli sportelli posti sul lato sinistro, è stata ricostruita la parte mancante dei due pannelli ed è stato ripristinato il meccanismo originale per il funzionamento con le funi con la costruzione di due carrucole in legno
Sul fianco destro della parte bassa del mobile sono stati rinvenuti due pannelli chiaramente non originali, poggiati e fissati dall’esterno con dei chiodi.
Questi sono stati eliminati e sostituiti con due nuovi pannelli incassati all’interno del mobile e costruiti su modello di quelli esistenti sul lato sinistro.
Sono state ricostruite le parti mancanti del frontalino montato sulla tastiera e dei due portelloni che chiudono la parte alta dello strumento che erano state modificati per permettere l’alloggiamento della tastiera in plexiglass.
È stata ricostruita la parte mancante del pannello anteriore della parte bassa del mobile che era stato modificato per permettere l’alloggiamento della pedaliera.
È stato ricostruito il doppio fondo della parte bassa e sono stati eliminati i quattro piedi, costruiti artigianalmente, che sollevavano lo strumento di circa 15 centimetri da terra.
Tutte le ricostruzioni sono state effettuate con legno debitamente stagionato della stessa essenza dell’originale (abete).