Comune di Guamaggiore

Storia del comune

Guamaggiore è un piccolo e grazioso paese dal territorio collinoso fertile e cerealicolo della Trexenta, in Provincia di Cagliari.

Il paese conserva bellissime case rurali edificate in "ladiri" (mattoni di argilla e paglia essiccati al sole).

Numerosi resti di epoca nuragica sono presenti nel territorio di Guamaggiore.

Le pietre nuragiche furono utilizzate anche per la costruzione delle mura delle antiche Chiese locali, ben quattro nonostante le modeste dimensioni del paese: Chiesa parrocchiale di San Sebastiano, Chiesa di San Pietro, Chiesa di Santa Maria Maddalena e lChiesa di Santa Maria Maggiore, di cui negli anni '60 furono demoliti i resti.

Sin dai primi secoli dopo il Mille Guamaggiore viene ricordato come un importante centro cerealicolo.


Oggi dai cereali coltivati si ricavano eccellenti farine di grano duro, utilizzate per la produzione artigianale e domestica di paste fresche (malloredduscruxionis).


Prodotto tipico di Guamaggiore sono le fave, coltivate in piccole quantità dai locali produttori: si gustano crude con pecorino, finchè tenere e, quando più grandi, in uno dei più antichi e squisiti piatti campidanesi: la Favata (fave, cotenna suina e finocchietto selvatico).
 

EPOCA PRENURAGICA
La presenza umana nel territorio di Guamaggiore risale al periodo prenuragico. Il ritrovamento di reperti biologici ha permesso, infatti, agli studiosi (mediante l'analisi con il Carbonio 14), di datare al 3.564 a.C. i primi insediamenti umani nel Monte S. Mauro. Gli abitanti del villaggio preistorico erano sicuramente abili artigiani che lavoravano l'ossidiana e che probabilmente scambiavano con gli abitanti degli altri paesi bestiame e prodotti agricoli in cambio di materie prime da trasformare.

 

EPOCA FENICIO-PUNICA
Durante la colonizzazione punica il villaggio si spostò all'interno dell'agro di Guamaggiore. Il ritrovamento di oggetti e di materiali di origine punica testimoniano gli scambi commerciali con i fenici.

 

ETA' NURAGICA
In età nuragica scomparvero gli insediamenti prenuragici e vennero costruiti i nuraghi. In agro di Guamaggiore ne son stati censiti ben venti, disposti in modo da garantire la difesa del territorio dagli attacchi degli invasori.

 

EPOCA ROMANA
La conquista da parte dei Romani determinò la scomparsa della civiltà nuragica perché l a popolazione sarda venne sottomessa dai dominatori e "romanizzata" anche con l'imposizione della lingua latina.

 

IL MEDIOEVO
Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente molti villaggi scomparvero a causa della grave crisi economica e sociale che ne seguì.

Tuttavia Goi Maior, riuscì a sopravvivere nonostante le ricorrenti pestilenze e carestie.
In questo periodo il paese medievale, ubicato su un pianoro poco a sud dell'attuale abitato (Perdosu), appartenne alla curadorìa di Trexenta, nel regno giudicale dì Càlari. 
Nel 1219 la "villa', assieme a tutte le altre della curadorìa di Trexenta, venne promessa dal sovrano Barione-Torchitorio IV de Lacon-Serra (1214-1218) al suo crede Guglielmo II-Salusio V de Lacon-Massa, in previsione dei matrimonio, mai celebrato, con Adelasia (dì Torres?). 
Terminato il Regno dì Càlari nel 1258, Guamaggiore fece parte del Terzo spettante al Regno di Arborèa. Il 4 gennaio 1295 il sovrano di Arborea, Mariano II, lasciò per testamento la sua Terza parte del Calaritano alla Repubblica comunale dì Pisa, ma il testamento fu eseguito solo dopo il 1300. 
Dal 1324 Guamaggiore entrò a far parte del Regno catalano-aragonese di Sardegna e, insieme. agli altri paesi delle ex curadorìas di Gippi e Trexenta, il 24 aprile 1326 fu riassegnato in feudo dal re di Sardegna al Comune dì Pisa. Però, nonostante, ciò, nel 1331 venne concesso unitamente a Guasila ìn feudo more Italiae a Guglielmo de Entença, che lasciò erede Raimondo Cardona. Morto il Cardona nel 1337, il feudo passò ai Mur. Dopo un lungo contenzioso il Comune di Pisa riuscì a riavere i due villaggi, ma, a causa della guerra fra il Regno dì Sardegna e il Regno di Arborea nel 1365, quest'ultimo Stato conquistò il Cagliaritano, cosicchè la Trexenta riprese di fatto la fisionomia di curadorìa giudicale arborense mantenendola fino al 1409.

 

XV-XVI SECOLO
Tornato a far parte del Regno di Sardegna, nel 1421 il villaggio, con tutti gli altri paesi della ex curadorìa dì Trexenta, fu dato in amministrazione a Giacomo de Besora che nel luglio del 1434 ne ottenne la concessione feudale secondo il sistema more Italiae. Subito dopo ebbe anche il diritto di successione femminile ed il mero e misto imperio. A causa degli ingenui debiti contratti nel 1454, i Besora vendettero il feudo a Antonio de Sena, ma riuscirono a riscattarlo nel 1465 grazie a Galcerando de Besora il quale, però, nel 1497 donò il suo feudo a Giacomo de Alagón. Nel 1594 gli Alagón, ottenuto il titolo dì marchesi di Villasòr. affidarono l'amministrazione del feudo, che aveva come capoluogo Senorbì, ad un regidor, e lo divisero in due circoscrizioni con a capo Guasila e Senorbì divenute sedi di tribunale feudale. In ogni paese venne istituito un corpo di barracelli per sorvegliare le fertili compagne, ed il majore venne scelto dal regìdor su una terna indicata dai probiuomini del villaggio.

 

XVII-XVIII SECOLO
Il paese fu abbandonato in seguito alle epidemie dì peste del 1651-55 e del 1681. I sopravvissuti si trasferirono su un sito poco più a nord, dove edificarono il nuovo abitato e la parrocchia attuale di San Sebastiano. 
Nel 1703 il feudo venne donato da Artale de Alagón alla figlia Isabella sposata con Giuseppe di Silva. I Silva mantennero il feudo fino all'abolizione decretata il 22 ottobre 1838.

 

IL 1800
I Piemontesi si erano impadroniti della Sardegna già dal 1720 perciò con l'unificazione politica e territoriale della penisola anche la Sardegna entrò a far parte del Regno d'Italia.

 

IL 1900
Con regio decreto n° 2372, del 27 settembre 1928, Guamaggiore, unitamente a Ortacesus, venne aggregato al Comune di Selegas; riacquistò l'autonomia amministrativa, staccandosi da Sèlegas, con decreto legge luogotenenziale n° 105 del 2 febbraio 1946.

 

Le chiese storiche, segnalate dalle fonti, erano intitolate a San Pietro (del XIII-XIV secolo) ed a Santa Maria, parrocchia del paese medievale la cui costruzione iniziò nel 1219; sui suoi ruderi, nel 1756 venne costruita la chiesa campestre di Santa Maria Maddalena. 
La parrocchia dell'attuale Comune è intitolata a San Sebastiano. costruita nella seconda metà del XVII secolo come voto degli scampati all'epidemia di peste. Tutti questi edifici religiosi appartenevano alla Diocesi di Dòlía fino al 1503, anno in cui furono inclusi nell'Archidiocesi di Cagliari.